Archive for Aprile 16th, 2007
Risposta multipla
Scritto da Chissenefrega il 16 Aprile 2007 – 21:11 -Cosa vediamo nella foto qui sopra?
A) Una testimonianza di come siano cambiati i tempi: una volta Giulietta stava sopra (il balcone intendo) e Romeo giù da basso. Oggi, invece, Pete Doherty, per dichiararsi ufficialmente a Kate Moss, organizza un’orgia con serenata al primo piano direttamente sul davanzale;
B) Kate Moss, in uno dei suoi brevi e sempre più rari momenti di lucidità, si rende conto con che razza di schifo di uomo sia fidanzata e tenta il suicidio gettandosi dalla finestra;
C) Le prove del nuovo spettacolo teatrale dal titolo “L’orologio a QQ” con coreografie di Daniel Ezralow;
D) Una coppia di fidanzati che se arriveranno vivi a 35 anni dovranno andare ad accendere un cero alla Madonna, a meno che non gli venga la tentazione di fumarsi pure quello.
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Hilary Duff - Dignity (rettifica)
Scritto da Chissenefrega il 16 Aprile 2007 – 21:08 -Si sa: Chissenefrega è una dittatura fondata sulla superficialità e sul pregiudizio. Per cui è talmente facile smentire ciò che scrivo su questo blog, che potrebbe farlo qualsiasi bambino dell’asilo. Ma è anche bello demolire da soli le proprie certezze di cartapesta, a volte ne vale la pena. E quando gli argomenti sono così futili è quantomeno necessario, non costa nulla e ti fa sentire in pace con la coscienza.
Mi è capitato casualmente per le mani Dignity, il nuovo album di Hilary Duff. Si, proprio quello “introspettivo ma tutto da ballare“. Ecco, ora io non mi immaginavo un tale cambio di rotta da parte della piccola Hilary: io mi aspettavo un follow up dei suoi precedenti lavori, tutti schitarratine e “gnè-gnè-gnè” buttati là un po’ a caso. Non mi spiego il motivo per cui Hilary Duff abbia realizzato un album del genere. Un album in totale controtendenza rispetto a quelli delle sue colleghe, un album dove (Dio ti ringrazio) non v’è traccia di Rap o R’n'b, e solo per questo sarebbe da apprezzare. Un album così poco americano e così spudoratamente europeo. La Duff prende il meglio della prima Lindsay Lohan e dell’ultima Jessica Simpson (che non è poi molta cosa), ci aggiunge un pizzico di Pussycat Dolls (ma proprio un pizzico, giusto per non farsi sgamare) e si indebita coraggiosamente con la musica elettropop di stampo britannico e scandinavo. Questa Hilary Duff non è più se stessa (o forse è la vera se stessa). Non è più un clone malriuscito di Avril Lavigne o di Britney Spears, ma si muove verso sonorità più studiate e personali, che richiamano la dance e l’europop, attualizzato quanto basta, di Holly Valance ed Annie. Che magari sono tutte e due artisticamente morte, ma, appunto per questo, meritano di avere una impavida erede.
Il disco poteva dare di più sotto il profilo melodico e delle lyrics, ma si ascolta volentieri ed è complessivamente ben prodotto, oltre a rappresentare un’importante ipoteca per la carriera della ex stellina di Lizzy McGuire. Non avrei mai pensato di dirlo, ma la definizione “introspettivo ma tutto da ballare“, ora acquisisce addirittura quasi un significato. Hilary Duff ha visto la luce ed intrapreso la retta via: se nel prossimo disco duettasse con i Vengaboys sarebbe l’apoteosi. Chissà come l’hanno presa, i fans storici, questa sua imprevedibile svolta?
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