Non so se sia un easter egg, oppure un errore imprevisto del dizionario che sta sotto al traduttore di Google. E non so a chi possa interessare ciò, ma è appunto per questo che la notizia merita di comparire su questo blog. Fatto sta che ho appena scoperto questa cosa e ne rivendicherò la paternità quando tutti i blog geekosi dell’universo ne parleranno.
Archivio per Hilary Duff
Recuperato il cadavere di Hilary Duff
Una gita al mare fuori programma e poi il dramma. La sequenza di immagini qui sotto è forte, ma la pubblico solo per dovere di cronaca. Hilary Duff in versione bagnante viene travolta improvvisamente da un cavallone: la giovane popstar si sbraccia, urla, sbraita, ma è sopraffatta dalle onde. In poco tempo beve ettolitri di oceano. I bagnini tentano il tutto per tutto, ma ormai non c’è più nulla da fare.

Hilary Duff – Dignity (rettifica)
Si sa: Chissenefrega è una dittatura fondata sulla superficialità e sul pregiudizio. Per cui è talmente facile smentire ciò che scrivo su questo blog, che potrebbe farlo qualsiasi bambino dell’asilo. Ma è anche bello demolire da soli le proprie certezze di cartapesta, a volte ne vale la pena. E quando gli argomenti sono così futili è quantomeno necessario, non costa nulla e ti fa sentire in pace con la coscienza.
Mi è capitato casualmente per le mani Dignity, il nuovo album di Hilary Duff. Si, proprio quello “introspettivo ma tutto da ballare“. Ecco, ora io non mi immaginavo un tale cambio di rotta da parte della piccola Hilary: io mi aspettavo un follow up dei suoi precedenti lavori, tutti schitarratine e “gnè-gnè-gnè” buttati là un po’ a caso. Non mi spiego il motivo per cui Hilary Duff abbia realizzato un album del genere. Un album in totale controtendenza rispetto a quelli delle sue colleghe, un album dove (Dio ti ringrazio) non v’è traccia di Rap o R’n'b, e solo per questo sarebbe da apprezzare. Un album così poco americano e così spudoratamente europeo. La Duff prende il meglio della prima Lindsay Lohan e dell’ultima Jessica Simpson (che non è poi molta cosa), ci aggiunge un pizzico di Pussycat Dolls (ma proprio un pizzico, giusto per non farsi sgamare) e si indebita coraggiosamente con la musica elettropop di stampo britannico e scandinavo. Questa Hilary Duff non è più se stessa (o forse è la vera se stessa). Non è più un clone malriuscito di Avril Lavigne o di Britney Spears, ma si muove verso sonorità più studiate e personali, che richiamano la dance e l’europop, attualizzato quanto basta, di Holly Valance ed Annie. Che magari sono tutte e due artisticamente morte, ma, appunto per questo, meritano di avere una impavida erede.
Il disco poteva dare di più sotto il profilo melodico e delle lyrics, ma si ascolta volentieri ed è complessivamente ben prodotto, oltre a rappresentare un’importante ipoteca per la carriera della ex stellina di Lizzy McGuire. Non avrei mai pensato di dirlo, ma la definizione “introspettivo ma tutto da ballare“, ora acquisisce addirittura quasi un significato. Hilary Duff ha visto la luce ed intrapreso la retta via: se nel prossimo disco duettasse con i Vengaboys sarebbe l’apoteosi. Chissà come l’hanno presa, i fans storici, questa sua imprevedibile svolta?
Hilary Duff – Dignity

“Un album introspettivo, ma tutto da ballare“. Così Hilary “fuffa” Duff presenta il suo nuovo disco. Probabilmente quando ha pensato a questa definizione era in preda ad una dose esagerata di lucidalabbra al lampone. Che purtroppo non è il sapore che ti rimane quando la senti cantare. No, quando la senti cantare ti resta come un retrogusto di cavolini di Bruxelles.
La carriera di Hilary è stata davvero strana. E’ l’unica cantante che ha esordito sul mercato discografico con un greatest hits senza aver mai fatto le hits. Una che è stata definita “la nuova Avril Lavigne”, mentre Avril Lavigne tentava disperatamente di trasformarsi nella “vecchia Hilary Duff”. Si è sempre trovata al posto giusto nel momento giusto: anche sul palco di Sanremo l’anno scorso, invitata come superospite straniero ad esibirsi verso le due di notte. Il suo pubblico dormiva e lei non se ne voleva più andare, tanto che Panariello ormai la scambiava tranquillamente con Ilary Blasi.
“With love” è il primo singolo estratto da “Dignity“, un lavoro dove la Duff afferma che la dignità è una cosa da costruire con impegno e dedizione. Certo, impresa davvero problematica, se una vuole farlo cominciando da una canzone del genere.
Leggi anche la rettifica a quanto sopra.










