Nel weekend si è consumata l’ultima, straziante, puntata del nostro reality show di riferimento. Come sapevamo da tempo, Bobby Cuordibanana, carino quanto vuoi ma sveglio come un copertone, è riuscito a conquistare il cuore della bella Tila. E’ noto che il cuore, Tila Tequila, ce l’ha posizionato più in basso rispetto all’ombelico, ma più in alto rispetto alle ginocchia.
Molto cinematografico il momento fatale della scelta: Tila chiama per nome l’incredulo Bobby e gli salta al collo, mentre un’inedita Dani (i truccatori di Mtv hanno tentato di fare miracoli con lei, trasformandola da pilota di Monster Truck ad autista di Interflora che consegna gladioli col Fiorino) abbandona, schiva, la scena. Ma mentre la padrona di casa bacia appassionatamente il suo uomo, le tornano alla mente – con un flashback – i momenti più teneri trascorsi con la pompieressa e si lancia al suo inseguimento, assalita dal dubbio, in pieno stile “sono ancora in tempo per cambiare idea“, interpretando una parte che sembra scritta apposta per un’anticonformista Julia Roberts.
Ma Tila, in lacrime, non modifica la sua decisione: voleva solo dare l’estremo saluto a Dani, premurandosi di dirle di portare i suoi saluti ai colleghi pompieri: meglio tenersi sempre una porta aperta. Abbandonata definitivamente l’esclusa, Tila ritorna dal prescelto e si prodiga in una marea di buoni propositi. Da “voglio essere la tua mogliettina” a “non vedo l’ora di costruire il mio futuro con te”.
Già, un bel futuro. Per la cronaca, il reality ha chiuso i battenti in USA il 18 dicembre 2007. Il primo gennaio 2008, Tila, tramite un messaggio lasciato sul suo Myspace dichiarava:
“Bobby mi ha lasciata perchè non era in grado di gestire una situazione più grande di lui”
Opposta la versione del bell’imbusto che, sempre via Myspace, replicava:
“Dopo la fine del programma non ho mai più visto nè sentito Tila, nè ho mai avuto un numero di telefono per contattarla”
Per chi, come me, vuole continuare a sognare con questo gioiellino trash, sappia che il 22 aprile è prevista oltreoceano la season premiere di “A shot at love2” (e nel frattempo speriamo che arrivi anche il già cult “That’s Amore“).
Funziona così: prendi una ragazza giovane e sconosciuta, carina, possibilmente dai tratti esotici, naturalmente predisposta al meretricio e poco capace di intendere e di volere. Registra qualche suo belato sopra una pattumierosa base hip-hop (dopo averla fatta inginocchiare sul pavimento che così la voce esce meglio) e falle tante foto. Anzi, regalale una macchinetta digitale vinta coi punti alla Esso e dille che le foto se le faccia da sola (che risulta più spontaneo) nei momenti più disparatie/odisperati della sua giornata. Raccogli il tutto all’interno di un sito di facile accesso, tipo un account su qualche social network, e aiutala ad autoconvincersi di essere il nuovo fenomeno secsimboltrasgressivo in formato html. La fama internautica non si farà attendere e poco dopo la ragazza giovane e sconosciuta approderà in televisione con personalità instabile, atteggiamenti da diva vissuta, ed un immancabile reality show su Mtv.
A shot at Love with Tila Tequila, in onda il sabato in seconda serata sul canale musicale, vede come protagonista la stellina di Myspace alla ricerca dell’amore vero ma dalla sessualità non ben definita. Il programma è una specie di “Uomini e donne” dove il trono è il letto zebrato della protagonista (e Tila è contemporaneamente conduttrice dall’eloquio tutt’altro che defilippiano, corteggiatrice, corteggiata e opinionista), o de “La pupa e il secchione” dove le pupe sono tutte lesbiche stragnocche e i secchioni dei manzi laureati in testosterone all’università del Viagra (tra i concorrenti c’è anche uno che tiene alta la nostra bandiera nazionale, tanto per dire).
Tila non si accontenta di un semplice amore in versione 1.0, ma confessa in diretta Tv di essere bisex, sconvolgendo i suoi pretendenti maschi (convinti della sua eterosessualità) e lasciando di sasso – anzi: di “saffo” – le sue aspiranti lesbofidanzate (convinte della sua omosessualità). Così capita che uomini arrapati e donne allupate siano costretti con l’inganno a vivere in cattività all’interno di una lussu(rio)osa villa, obbligati a sfoderare le loro migliori armi di seduzione (che spaziano dai rutti sonori all’ingoio di perizomi) per conquistare l’ambiguo cuore della padrona di casa. In un susseguirsi di colpi di scena, tra litigate per accaparrarsi le pile del vibratore ed inaspettate redenzioni, a Tila spetta l’arduo compito di completare il casting per selezionare l’uomo o la donna della sua vita (spoiler), il tutto all’interno di un reality che di reale ha ben poco, dove i (falsi) sentimenti esibiti teatralmente davanti alla telecamera sono un puro strumento per esaltare una sessualità al limite tra la devianza patologica e la mercificazione da marciapiede.
Se non l’avete ancora visto, beh, dovreste. Se avete fretta saltate direttamente al minuto 3:15 per farvi un’idea di ciò che vi state perdendo.
Ricetta del giorno: prendi un produttore metà svizzero e metà iraniano, delle scimmie urlatrici ed una fisarmonica. Sminuzza ed amalgama il tutto con un groove minimal house, quindi mixa a fuoco medio per tre minuti: la tua hit in Samim è pronta. Heater è uno di quei pezzi incatalogabili ed indefinibili, che si ama o si odia, che piace tantissimo o che fa totalmente ribrezzo. A me, per inciso, piace tantissimo. Peccato che rimarrà un successo one shot. “The Flow“, l’album di Samim in cui è contenuta anche Heater, infatti, anziché spingere ulteriormente l’acceleratore sulla strada della creatività e delle contaminazioni infettive, risulta monocorde, ripetitivo e decisamente poco accattivante.
Divagazione che c’entra poco o niente: avete mai sentito un coro che canta a cappella un pezzo di musica elettronica? Io mai, fino a questa versione di “Harder, better, faster, stronger” dei “Carleton Singing Knights“.
Torniamo in topic. La prima volta che mi è arrivata all’orecchio questa “Stronger” ero in Lettonia e, dopo un lungo istante in cui mi è mancata la salivazione, mi sono ripreso pensando: “sarà il solito rapper sfigato dell’est tipo Mondo Marcio che cerca di scimmiottare qualcosa di già immondamente brutto”. Rientro in Italia e mi tocca sentire la stessa canzone per radio, per sbaglio, su Radio Deejay. E poi pure su una radio locale.
Adesso non me ne frega niente se questo Cane del West è il miglior cantante rap dell’universo, se ha vinto il disco di mattonella da ardere o il grammy award di Orio al Serio. E’ arrivato il momento di prendere una posizione seria e dire basta a certi scempi. Quando mi si toccano i Daft Punk divento una belva, mi si scaravoltano le palle degli occhi e mi esce il fumo dal naso. Se loro avevano trasformato una delle canzoni più brutte di Edwin Birdsong in un gioiellino elettronico, è bastato il tocco del Mastino dell’Occidente (è un sinonimo di Cane del West) per rovinare tutto, prendendo la base di “Harder Better Faster Stronger” per inquinarla con i suoi latrati. Ah, che bei tempi quando i rapper americani non avevano nient’altro di meglio da fare che andare in giro per strada a spararsi.
Ecco svelato il segreto del tormentone dell’estate senza l’aiuto della Cia o dell’Fbi. In fin dei conti bastava chiedere, no? Ho spedito una mail ai misteriosi autori de “Il fantasma del suo ex” e questa è stata la risposta:
Ciao CNSF, come vedi ti rispondiamo volentieri. Abbiamo appena visto il tuo blog e ti ringraziamo per aver dedicato un post alla nostra canzone. Il pezzo è uno dei tanti che abbiamo scritto, non è una gogliardata ma è volutamente ironico-realista. Sul trash potremmo stare a parlare qui per ore ma se tu la consideri tale sei liberissimo di farlo! “Il Fantasma del suo ex” sarà ascoltabile dalle prossime settimane su molte radio locali sparse in tutta Italia, dopo aver avuto, fortunatamente, un discreto successo in Emilia Romagna!Noi siamo “I Radioblog” e puoi ascoltare un’altra nostra canzone in questo sito: www.myspace.com/radioblogger
Per concludere, il tuo post ci ha divertito molto e,se possimamo farti un appunto, siamo d’accordo con chi ha scritto che l’anonima alcolisti è una cosa seria e non una buffonata sulla quale scherzare.Complimenti per il tuo blog, e grazie ancora.
I “Radioblog”.
P.S.: scusate per la “video cassetta” ma la canzone è stata
scritta nel 1998, quando ancora i dvd costavano troppo!!!
La mia risposta:
Ciao Radioblog (gran bel nome, giuro!)Il giudizio “trash” su di voi è un modo rapido per fare capire dove collocherei il vostro brano. Non pensavo che dietro ci fosse una band “seria”, ma che fosse una presa in giro molto ben riuscita. Ascoltando “così non va” mi rendo conto che dietro c’è del
lavoro fatto con impegno e ciò depone a vostro favore.Il mio blog è volutamente cinico-satirico-sarcastico e talvolta esce dal
politically correct, come nel caso dell’anonima alcolisti. Ho scritto
anche ben di peggio, se è per questo. Spero di poter contare ancora sul
vostro senso dell’ironia se e quando riparlerò di voi. Ah, e quando
andrete al Festivalbar, ricordatevi di fare un saluto ai chissenefregari!
Saluti, grazie per la risposta, e in bocca al lupo per la vostra
attività di musicisti.
Csnf
La loro ri-risposta:
Grazie tante. Se vorrai scrivere di noi, con ironia e sarcasmo, saremo ben contenti. Se ti va, potresti anche pubblicare la precedente email, così i tuoi lettori sapranno qualcosa in più sul nostro conto. Siamo felici che ti sia piaciuta “Così non va”!Per quanto riguarda il Fantasma, posso dirti che è una storia realmente accaduta… diciamo che è un pezzo tragicomico!Non conoscevo il tuo blog ma devo dire, sinceramente, che sei molto bravo. Sull’anonima alcolisti, è soltanto un punto di vista, ma capisco che non c’è nulla di cattivo. Quando ho letto il post che ci riguardava, mi sono fatto delle gran risate, e poi i commenti sono stupendi!
Se Festivalbar sarà, stai tranquillo che ci ricorderemo di te…
Grazie ancora, a presto.
Un simpatico e cordiale scambio di battute. Lo “space” dei Radioblog entra di diritto tra i miei preferti, rinnovo a loro i saluti e l’augurio di una felice carriera. Tanto hanno perfettamente capito che noi siamo qui pronti a stroncarli se ce ne sarà la necessità! (p.s. per il Festivalbar io mi sono già fatto un nodo al fazzoletto)
Se toccando la portiera dell’auto prendete la scossa, il motivo è solo uno: c’è musica elettronica nell’aria (e nelle classifiche). E’ quella dall’inconfondibile stile inglese dei Chemical Brothers, meno big beat del solito e più allineata con le attuali sonorità electro/minimal. Raffinata e da ballare a tarda sera con in mano un cocktail piuttosto alcoolico. “Do It Again” ha invaso le nostre radio e i nostri i-pod con un giro talmente semplice quanto martellante, pieno di voglia di approdare sui mercati internazionali. E traina un album – “We are the night” – decisamente meritevole, molto da ascolto, furbo (ascoltate: “All rights reversed“) e mai banale (ascoltate: “The Salmon Dance“), nonostante l’impronta sonora un po’ ripetitiva, ma ormai collaudata, dei fratelli chimici. Forse uno dei migliori dischi della lunga carriera del duo di produttori britannici.
Avevamo scoperto i Justice su questo blog lo scorso settembre, e da lì in poi solo eventi positivi (come dire: csnf porta bene!): MTv li premia con un award per il miglior video a dicembre, e il loro nuovo singolo, D.A.N.C.E., accompagnato da un altro memorabile videoclip, apre le danze per tutti gli amanti dell’elettronica spinta. Una storia psichedelica raccontata con la competenza del french-touch in un album alquanto impegnativo all’ascolto. Dove i Daft Punk con “Human After All” hanno fallito, i Justice con “Cross” riescono a regalare emozioni forti, come non accadeva da tempo agli amanti del genere (ascoltate: “Let there be light“, “New jack” e “Phantom“). Un un vero trip allucinogeno fatto di contaminazioni rumorose, campionamenti, synth acidi e studiate sonorità non troppo convenzionali, ma pronte ad addolcirsi al richiamo delle charts.
La prendo un po’ larga. E forse anche un po’ larva. Umbrella di Rihanna ci piace, ed è una hit mondiale ormai consolidata. Di solito una bella canzone non perde mai il suo fascino quando viene rivisitata con dei remix o delle cover da parte di altri artisti, soprattutto quando questi ci mettono del proprio e aggiungono qualcosa di interessante al pezzo originale. E’ il caso di una cover non ufficiale, ma che su Myspace funziona che è una meraviglia: quella di Scott Simons, che rimuove il groove hiphoppeggiante del brano e ricanta la melodia aggiungendo quell’armonia che al pezzo di Rihanna manca.
Una insolita rivisitazione, simile a quelle che fa il suo collega israeliano Sagi Rei (divagazione: se non avete ancora sentito la sua versione di “Crying at the discoteque” cliccate qui).
Ma veniamo al punto (dolente). Ci sono, ahimè, dei remix ufficiali che non sono nemmeno degni di essere chiamati tali, per i quali non ho una definizione migliore che emerite schifezze. Le potenzialità trash di questa Lil’ Mama le aveva già scoperte Diariobignardo (definendola brillantemente una “versione rinsecchita e gggiovane di Missy Elliot“) con il “remix” di Girlfriend. Lì, però, c’era ben poco da rovinare. Non avrei il coraggio di dire che è “una giusta direzione per la musica” come fa r’n'bjunk, ma mi limiterei a osservare che la matematica non è un opinione, per cui porcheria + porcheria = meraviglia. Insomma, la versione doppiamenteintamarrita del pezzo di Avril Lavigne ci poteva anche stare ed aveva pure un suo perché.
Quello che invece Lil’ Mama fa con Umbrella è un vero obbrobrio, ascoltare per credere. Una torta alla crema trasformata in un mattone di muffa. La cosa più triste in tutto ciò è che se a questa Lil’ Mama fanno fare dei “remix” di canzoni così “importanti”, vuol dire che la gggiovane e rinsecchita Missy Elliot ce la vogliono sdoganare a tutti i costi. Per carità, fermiamola prima che sia troppo tardi. Mettiamoci una canottiera bianca, pimpiamo uno skateboard e andiamo alla ricerca di questa fantomatica pseudorapper dell’ultima ora per lapidarla con delle bombolette di vernice spray.
Etichettare il progetto Frangetta non è semplice. Qualsiasi cosa compresa tra “cavolata megagalattica realizzata da dodicenni perditempocon gravi turbe psichiche” e “esperimento culturale postmoderno talmente elevato che la mia mente ritardata non riesce a comprendere“, può essere plausibile. Il fenomeno (destinato a durare tanto quanto il gusto di una Vivident Xylit) nato su internet qualche settimana fa, ha fatto velocemente ilgirodellablogosfera e dei profili di Myspace, per approdare in radio (Deejay, dove sennò?) che ne ha furbescamente capito le potenzialità virali e ne ha promosso la pubblicazione del singolo.
Adesso, che ci vogliano far entrare nel cervello come “tormentone dell’estate” questa accozzaglia di brutti suoni sintetizzati buttati là, uniti alla voce metallica di una segreteria telefonica, direi che è un po’ eccessivo (personalmente preferisco la nostra amica Luisa Pinguna Deejay che aveva campionato il centralino di Media World in tempi non sospetti). Trovo ancor più preoccupante che le radio nazionali tentino di spacciare questa inutile porcheria per “musica elettronica”. Poi, se vogliamo parlare del fatto che l’idea virale di raccontare in maniera squallida gli stereotipi della propria città possa essere anche interessante e di forte presa tra i bambinetti smanettoni di internet ben venga, ma io, sinceramente, tutta questa fenomenalità in Frangetta non la vedo (e tanto meno la sento).
Bene, se non avete capito niente di ciò che è scritto sopra, e volete farvi una indispensabile cultura in merito, proseguite qui sotto:
Nato originariamente su un campionamento di “Sweet Harmony” dei Beloved, il nuovo singolo che suggella la reunion di Paola e Chiara dopo gli esperimenti solisti (quello di Chiara commercialmente ben riuscito, quello di Paola non pervenuto), viene presentato oggi ufficialmente (alle 14.30 su VivaRadio2 da Fiorello e alle 24.30 live al Piper di Roma, se qualcuno fosse interessato). Il campionamento, però, è sparito e la “radio version” è stata banalizzata con un arrangiamento house-fashion che andava di moda nel 2001, con quella tipica chitarrina rubata agli Stardust (i quali, per la precisione, l’avevano a loro volta scippata a “Fate” di Chaka Khan). “Second Life” è un pezzo da dancefloor banalotto, in stile “vorrei ma non posso”, che chiunque sarebbe in grado di rifare in casa propria in cinque minuti col pc, o anche con la Pastamatic.
Non ho mai nascosto il mio debole per Sophie Ellis Bextor, per cui potrei essere di parte (strano, non lo sono mai…). E’ uscito da poco il secondo singolo estratto dal nuovo album della cantante inglese (”Trip the light fantastic”, che non sembra stia ottenendo i risultati sperati). Anche qui ci troviamo di fronte ad un lavoro che non brilla certo per originalità (e che vanta debiti nei confronti di Kylie Minogue, giusto per dirne una). Ma ben venga un ritorno al passato, dopo la non entusiasmante svolta synthpop anni 80 del suo precedente album. “Me and my imagination” è un brano house “carino”, stile primi anni 2000 e niente più. Di certo molto più “english”, ben fatto ed elegante, se paragonato al disco delle due gallinelle nostranedi cui sopra.
Riflettori spenti, microfoni off, studio libero. La musica è finita, gli amici se ne vanno, domani è un altro giorno (a questo punto ci starebbe anche un bel “non ci sono più le mezze stagioni” che non guasta mai). Sanremo 2007, l’anno della rifondazione, del ritorno ai vecchi schemi, seppur con risultati altalenanti, l’abbiamo incartato e portato a casa. Il teatro Ariston è pronto ad essere riconsegnato alla sua originaria polvere e alla puzza di stantìo per altri 365 giorni. Qui, invece, non abbiamo ancora esaurito del tutto gli argomenti. Per terminare in bellezza questa settimana così impegnativa (eh, capirai!) vorrei, nell’ordine:
dire che, visto che ho beccato entrambi i vincitori con largo anticipo, domani vado a giocare anche al superenalotto che non si sa mai;
ringraziare coloro i quali hanno seguito Chissenefrega in questi giorni, prendendo questo blog come “punto di riferimento” (parole grosse!) per esprimere la propria opinione sull’argomento Festival. Siete stati in tanti, tra affezionati e new-entry, ci sono stati picchi di visite invidiabili e abbiamo rimediato pure un link da un blog di Blogosfere, che è cosa sempre gradita;
dissociarmi completamente dalla classifica finale (tranne che per la posizione numero uno, ovviamente) calcolata in maniera assolutamente poco ponderata, tra i voti della giuria di qualità (formata dalla tuttologa Parietti, il nano Magalli, la ciucca-da-liquore-di-mon-cherì Serena Autieri, Claudio Coccolone e altri personaggi discutibili), della giuria demoscopica e degli sms, che hanno fatto finire Al Bano al secondo posto e Mazzocchetti al terzo (…ma si può??);
fare la riverenza di fronte alla vincitrice morale del Festival, una che “ho spedito questa canzone per partecipare a Sanremo perché le altre che avevo scritto erano belle“, ovvero il nuovo idolo delle folle (la rivedremo di certo a Markette e credo che ne varrà la pena), Momo con “La funtanela“:
Davvero plebiscitario il consenso per Anto, che con il suo sound elettronico, i testi profondi e la cantata hiphoppeggiante è incoronato vincitore del 1° Controfestival coi controcosiddetti di Csnf. Neanche a farlo apposta il suo stile è incredibilmente in linea con quello dei più blasonati vincitori del Festival di Sanremo. Ok, lui quando lo senti cantare ti fa lo stesso effetto di una sbronza di Viakal, ma resta un personaggio da tenere in considerazione per il futuro (potete complimentarvi direttamente con lui sul suo blog, ringrazio molto Antonio per essere stato allo scherzo);
Il “Premio della Kritika Phlexo Memorial” (e anche il secondo posto in classifica per numero di voti) va a “Luisa Pingarelli meglio nota come Deejay Pinguina“, con motivazione: “per lo stile languido e la grazia, allo stesso tempo canoviana e botticellesca (straordinariamente in armonia con il corpetto vinilico), con cui tiene il bicchierino, ormai vuoto, di Sammarzano Borsci” (grazie al giurato di qualità onorario aggiunto Baroccogiapponese per la meravigliosa definizione). Ringrazio anche Deejay Pinguina che probabilmente è ancora ignara di aver vinto questo premio, ma forse è meglio così.
Menzione speciale per la giovane rapper italo/ucraina Aries26 che si classifica a sorpresa terza, ma non vince una cippa.
E credo proprio che con questo abbiamo definitivamente detto tutto. La piovra Sanremo (e i suoi tentacoli) tornerà su questi schermi l’anno prossimo, per il momento ci mettiamo un bel macigno sopra. Da domani riprenderemo la nostra triste e monotona vita, per portare un po’ di luce nella quale, dovremo affidarci al solito vecchio adorato gossip.
Ecco la terza ed ultima tranche (eh, qui non abbiamo mica il budget della Rai) di brani accuratamente selezionati dalla nostra commissione. Ed è l’ultima chance per votare quattro maestri delle sette note che meriterebbero un posto nelle charts internazionali e invece per il momento sono ancora qua. Creatività, talento, voglia di emergere sono tutte peculiarità dei musicisti selezionati per il Controfestival coi controcosiddetti di csnf. Le votazioni sono aperte, fatevi sentire, esprimete il vostro voto, questo è il festival della meritocrazia!!!
Gli artisti di oggi:
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Adriano – Non ci vedo un ca**o (autori Adreeano, La Talpa)
dirige l’orchestra il maestro Puffo Quattrocchi
Non c’è niente da recensire sullo spiazzante genio creativo di Adriano, perchè Adriano fa tutto da sè. Nella sua pagina di myspace sono presenti 4 canzoni che sarebbero obbligatoriamente tutte da ascoltare, imparare a memoria e strimpellare con la chitarra a scuola durante l’autogestione o (meglio) l’ora di religione.
Anto – La mia musica (autori Anto, Dj Odin)
dirige l’orchestra il maestro Toni Municipio
Una volta capite le potenzialità del Controfestival, Anto ha fatto di tutto per poter entrare nella rosa dei concorrenti: si è rasato a zero, ha aperto un blog, ha promesso di essere lo schiavo dei colleghi d’ufficio ed ha tentato il suicidio gettandosi sotto le ruote di una vecchia in Graziella (sì, le ruote ce le aveva la vecchia). Gesti estremi che non potevano non suscitare scalpore. Come le sue canzoni.
Edo aka Eddie – Sentirsi soli (autori Eminem, L.Pausini)
dirge l’orchestra il maestro Peppe Vessillo
E’ destinato a conquistare le classifiche dei 53 continenti, Edo aka Eddie, con il suo hip hop infettivo e le sue sorprendenti lyrics sincopate dalla metrica incerta, che raccontano storie di quotidiano dolore (soprattutto per le orecchie di chi le ascolta) strettamente legate alla realtà della strada e all’universo giovanile.
Cartoni Animali – Jem (autori A.Valeri Manera – N.Carucci)
dirige l’orchestra il maestro Cristina D’Avena
La commissione selezionatrice del controfestival ha attraversato un momento di profondo dissidio interiore prima di decidere di ammettere al concorso una canzone già edita. Ma il buon senso ed il gusto per l’amarcord hanno avuto il sopravvento: l’amore per le Holograms era troppo grande.
Il “Controfestival coi controcosiddetti di csnf” è un concorso a carattere puramente goliardico e non ha alcun intento denigratorio nei confronti degli artisti citati, né delle loro opere dell’ingegno.
Canzone italiana sì, ma non solo: l’appuntamento di oggi con il nostro Controfestival è dedicato alle sonorità regionali dalle mille sfaccettature folkloristiche. Nord centro e sud sono equamente rappresentati in questa nuova sfida in nome della par condicio. Accorrete numerosi e votate perché il futuro dei talenti emergenti è nelle vostre mani!!!
Le tre perle di oggi:
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El Manny – Venice Jungle (autori B.Vecio, Bea V., Capa Santa)
dirige l’orchestra il maestro Charles Condoms
Arriva in vaporetto sul Canal Grande il nuovo talento veneziano puro al 100%, che propone un originale mix di ritmiche hip hop e lyrics in dialetto lagunare. L’autore stesso consiglia di ascoltare i suoi brani “mentre fate le faccende di casa” o “mentre vi grattate i maroni in ufficio”. Ottimi suggerimenti.
Diluvio – Roma (autori D. Universale)
dirige l’orchestra il maestro Fluff Daddy
Esprime orgogliosamente tutta la sua romanità Diluvio, accattivante rapper della “shena” capitolina. L’unico b-boy, tra l’altro, che a soli “16 anni si iscrive ad una scuola di canto perchè sa di avere intonazione e doti canore sufficienti per poter permettergli di Cantare”. E della sua umiltà, che dire?
Dj Murano – A musica de sciem (autori Togol, Gattisti)
dirige l’orchestra il maestro Peppiniello O’Zappatore
Direttamente da Caserta un dj che spopolerà a stretto giro di posta, grazie al suo stile inimitabile, influenzato da Michael Jackson, Public Enemy, Pino Daniele e il virus del raffreddore. Una curiosità: “A musica de sciem” era stata originariamente pensata per Anna Tatangelo, che, purtroppo, non ha potuto interpretarla a causa di un fastidioso problema intestinale.
Il “Controfestival coi controcosiddetti di csnf” è un concorso a carattere puramente goliardico e non ha alcun intento denigratorio nei confronti degli artisti citati, né delle loro opere dell’ingegno.
Sanremo stanca, annoia, è sempre la solita minestra riscaldata e sentite la necessità di uscire dal tunnel? Avreste voglia di qualcosa di nuovo, gustoso, frizzante che solletichi le ascelle e soprattutto le vostre trombe di eustachio? Dai laboratuàr di Chissenefrega arriva un festival alternativo, diverso e anticonformista. Non accontentatevi del vecchiume offerto da Milva, Al Bano e Johnny Dorelli. E’ giunto il momento di scoprire i nuovi, veri talenti della musica italiana contemporanea, pronti ad emergere da quella fucìna che è Myspace Italia.
Una esperta commissione, formata da articoli di cancelleria diplomati al conservatorio del premiato Maestro Vince Temperamatite e presieduta da una mucca di gomma antistress, ha selezionato 10 artisti che saranno presentati da oggi e nei prossimi giorni nel mirabolante Controfestival coi controcosiddetti di csnf. Tutti coloro i quali passano (anche per puro caso) su queste pagine sono invitati a cliccare sui link proposti ed ascoltare attentamente le canzoni dei giovani cantanti in gara. Quindi esprimere il giudizio a favore del proprio preferito tra i commenti (oppure per salvaguardare la privacy, via e-mail all’indirizzo chissenef[at]gmail.com). Sono ben accetti anche insulti gratuiti e minacce di morte. Le votazioni saranno aperte finchè non mi ricorderò di chiuderle. Oltre al vincitore eletto a furor di popolo, verrà assegnato anche il “premio della kritika”. Tra tutti i partecipanti che voteranno, sarà estratto un premio finale consistente in un miliardo di euro falsi, stampati con la Epson del Meteo 5 e un chupa-chups alla coca cola.
Ecco i primi tre straordinari artisti:
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Antonio B. - Il mio cuore riposa in te (tu sei Dio) (autori Antonio B., Bntonio A.)
dirige l’orchestra il maestro Don Backy
Uno dei pochi coraggiosissimi esempi italiani di Christian Pop, dove l’atmosfera da club party parrocchiale si unisce a lyrics dal chiaro gusto catechistico. Una canzone che diventerà a breve l’inno dell’Azione Cattolica, il cui video è già in rotazione massiva su tutti i canali (e anche i fossi) musicali d’Europa.
Luisa Pinguina Deejay – Orario di apertura (autori L.Pingarelli, M.World, K. Pinguì)
dirige l’orchestra il maestro Gabry Pontello
Una donna dal grande fascino e dal grande talento musicale, oltre che dalle idee assolutamente geniali. Il suo brano fonde magistralmente “un kampionamento del centralino del mediaworld” ed un martellante TU TU TU cantato dalla sua “fantaaaastikkkkka voce”. Già definita “una delle canzoni dance più entusiasmanti del millennio”, è stata inserita nella nota compilation “Tarantolation 8″.
Aries 26 – I come back to the street (autori Aries26, Dj Evoluzione)
dirige l’orchestra il maestro Fabbri Fibbia
Quando il rap è donna, si chiama Aries 26. Un testo crudo, un arrangiamento originale, una freschezza d’importazione dall’Ucraina. Il brano e la sua interprete hanno enormi potenzialità. Peccato che a 1 minuto e 20 ci sia un problema tecnico, il microfono di Aries 26 si spegne e noi non verremo mai a conscenza del finale della canzone.
Il “Controfestival coi controcosiddetti di csnf” è un concorso a carattere puramente goliardico e non ha alcun intento denigratorio nei confronti degli artisti citati, né delle loro opere dell’ingegno.