Archivio per Fiction

Donna Detective

Anche se avessi voluto scrivere un post sulla fiction di Raiuno con protagonista la rossissima

Lucrezialantedellarovere Figliadimarinaripadimeanaexbarbareschi

(uff, che nomi lunghi che c’hanno questi nobili), mi sarei fermato di fronte all’eloquente twitterata di Giorgia.

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Ugly Poshy [VS] Maria de Cesaroni

Nuova stagione televisiva in fermento e star di ogni genere che si espandono come virus WormW32. Voci di corridoio annunciano che Victoria Beckham interpreterà se stessa in Ugly Betty. La fiction italiana risponde con Maria De Filippi assoldata nel cast dei Cesaroni. Dopo questo mi aspetto anche un’inversione di ruoli con Posh che interpreta la vicina di pianerottolo di Amendola e Mrs Costanzo nei panni della perfida Wilhelmina.

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La docufiction sulla Strage di Erba

Giusto un paio di considerazioni sulla Docufiction di Matrix dedicata alla Strage di Erba:

- L’attrice che interpreta Raffaella Castagna è quella che fa le televendite della pillola Giorno e Notte sulle reti locali (mai visto il Diet System Giorno e Notte Show?);

- Ho intravisto (ma forse ho intravisto male) nei titoli “Musiche di Cesare Cremonini“. Sarà un omonimo, spero;

Dopo questo inizio, mi aspettavo la cosa più trash dell’estate, una specie di Festivalbar noir con omicidio plurimo sul pianerottolo al ritmo di “50 Special”. Invece, fatta la tara del dilettantismo attoriale, della necessità di romanzare una storia che altrimenti avrebbe potuto essere raccontata in cinque minuti su Youtube, e della caratterizzazione dei personaggi un po’ banale e macchiettistica (Rosa Bazzi viene dipinta come la Bree Van De Kamp in Erba e Olindo Romano come una sorta di Fantozzi alienato), la Docufiction, mi è sembrata un prodotto decoroso, un po’ B-Movie anni 80 e un po’ Telefono Giallo di Augiasiana memoria. Crudo, ma nel complesso rispettoso ed attinente alla realtà della cronaca, seppure, a tratti, mi è sembrato che passasse il messaggio che la furia omicida dei coniugi Erbesi fosse quasi giustificabile. Ma, a parte il giudizio prettamente morale (”ogniuno a la sua opinione“, è una delle frasi [mal]fatte più gettonate di questo blog, ultimamente), personalmente ho trovato il programma interessante. Considerando, poi, che la fiction è stata realizzata in tempi brevi e a basso budget, direi che guardando produzioni ben più titolate (vogliamo citare Ris o Carabinieri, per esempio?) ho visto cose molto ma molto peggiori.

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Tutto questo è Beautiful

Mi ricordo che più di 15 anni fa tornavo a casa dalle scuole medie e all’ora di pranzo la tv era sintonizzata su Rai 2. Mia madre era una specie di statua di sale, ipnotizzata dalle avventure di Ridge, Brook, Thorne, Stephanie, Eric e tutti gli altri componenti della famiglia Forrester. Non potevi neanche dire “A” che venivi zittito a padellate in faccia se osavi distrarla dai dialoghi che, ammetto, non sono mai stati facili da seguire: Stephanie, ad esempio, per fare una frase ci metteva tre quarti d’ora e intervallava ogni parola con una diversa espressione del viso che andava dal totale sbigottimento all’indignazione più profonda e solo alla fine ti rendevi conto che, in soldoni, voleva semplicemente dire “Brooke sei una lurida sgual*rina”.

All’epoca ricordo che Brooke e Ridge tentarono di sposarsi milioni di volte, senza mai riuscirci, perchè c’era di mezzo una certa Caroline. Che poi morì e resuscitò, stessa cosa che capitò un paio di volte anche a Taylor, una decina d’anni più tardi. Solo che Taylor rimase morta giusto il tempo di passare a farsi un bel po’ di ritocchi dal chirurgo estetico, a meno che la resurrezione oggigiorno non provochi automaticamente una quarta di reggiseno, gli zigomi alti sei metri e le labbra a canotto. Più recentemente ho vaghi ricordi anche di una specie di aspirante cantante (sparo un nome, ma potrei non azzeccarlo: Amber), che aveva fatto di tutto per essere messa incinta dal figlio di Brooke. Ci riuscì, ma il bambino morì dopo il parto e lei lo seppellì in gran segreto nel giardino, tra le felci e i rododendri. Dopodiché rapì il neonato di una sua parente e lo sostituì al proprio. Insomma, di questa didascalica soap opera, mi spiace di aver visto poco, ma quel poco è stato davvero allucinante.

Chissà perché, ma mi vien da pensare che se Beautiful fosse prodotto in Cina, non sarebbe mai riuscito a superare le 5000 puntate e festeggiare i 20 anni di vita, dovendo imporre tali restrizioni alla trama.

In Cina le soap devono seguire tutte un certo filo conduttore e sono controllate dall’emittente di stato, che pratica una forma di censura sui contenuti dei programmi. Il governo cinese durante le vacanze nazionali, non a caso, ha vietato la trasmissione di soap operas “che non siano in armonia con gli interessi del popolo”. Il vicesegretario del dipartimento di stato cinese che si occupa di stampa e televisione Wang Weiping ha spiegato più chiaramente come stanno le cose: “In Cina i mezzi d’informazione non possono sottostare alle regole del libero mercato, perché rappresentano la voce del partito e quindi devono essere controllati”. (tratto da Millecanali)

E chissà come la catalogherebbero in Cina  quella reality soap psicodrammatica tra Luca Dorigo e Melita Toniolo al Grande Fratello. Dopo quello che ho visto ieri sera, io la definirei soltanto una inutilmente mastodontica e sopravvalutata frantumazione di gonadi. Meglio Beautiful tutta la vita.

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Marco Pantani

La fiction di Rai Uno su Marco Pantani mi mancava. L’ho vista a spizzichi e bocconi perchè ero impegnato a riformattare una partizione del mio hard disk che ancora non si decide a funzionare. In quella partizione c’erano un po’ di mp3 scaricati da emule. Pirata anch’io, mica solo lui. Spero solo che quando faranno una fiction su di me, cioè dopo che sarò passato a miglior vita, sarà per riabilitare la mia immagine, e quella di tutta una certa blogosfera malata, agli occhi dell’opinione pubblica.

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Oscene del crimine

Causa impegni vari, in questi giorni non sono stato presente come avrei voluto e mi sono perso un po’ di avvenimenti. Credo, ad esempio, che sia iniziata la nuova serie di CSI New York. Se devo essere sincero non sono mai stato un appassionato degli spin-off. Beh, tranne quella volta che la geniale mente di Aaron Spelling fece nascere Melrose Place da una costola di Beverly Hills 90210 (quando Kelly di Beverly si innamorò per un paio di puntate di Jack di Melrose, ed entrambi, protagonisti della propria serie, ebbero un ruolo da guest star/comparsa nel telefilm altrui. Me lo ricordo come se fosse adesso).

CSY:NY, dicevo. Non l’ho mai visto e ho visto poco anche CSI:Miami, ma ho seguito abbastanza CSI “the original” (quello con Grissom, per intenderci). Mi è sempre piaciuto, anche se ogni tanto l’ho trovato un po’ troppo patinato: cioè, la Willows (per esempio) ravana tra i cadaveri dalla mattina alla sera vestita supertrendy, e a fine giornata ha sempre un aspetto da vergine incoronata, trucco intatto e capelli perfettamente phonati, oltre che la perenne voglia di farsi un drink. Un Bloody Mary, magari. Comunque, su CSI, il mio amico Licoreo ne sa certo più di me:

ci hanno tolto il mitico Orazio, il personaggio principale meno credibile della storia dei telefilm, con il suo rosso malpelo e i suoi occhiali da sole dietro ai quali si sentiva un reginetto dell’ordine… Un uomo con il nome che anzichè ricordare la ragione (o-razio) faceva pensare al celebre cavallo con i morsi di Walt Disney che, secondo Bisio, era sadomaso e si faceva frustare da Clarabella. Come potremmo fare senza la capigliatura rossa e gli occhiettini di chi non dorme mai e capisce ancora di meno?

Potremmo sopperire alla mancanza stasera e domani grazie a Canale 5 e a RIS 3, ovvero la versione di CSI spaghetti e mandolino, dove la creatività autorale italiana di bassa lega è spinta a livelli mai raggiunti prima.

Il momento topico della serie precedente, ad esempio, è stato quando Nicole Grimaudo, nel giorno del suo compleanno, riceve un sms da Unabomber che si spaccia per il suo fidanzato, il quale le suggerisce di recarsi in un cascinale diroccato per ricevere un misterioso regalo. Giunta, già vogliosa e bavosa, nei pressi della stamberga, Nicole trova un braccialetto appoggiato sul bordo di una fontana.

Nel frattempo alla centrale dei Ris, la nuova arruolata Romina Mondello riceve un plico accompagnato da una sibillina lettera: “Ciao Romina, sono Unabomber. Ti seguo fin dai tempi di Non è la Rai e secondo me tu sei sempre stata meglio di quella svaporata della Grimaudo. Boncompagni non aveva capito niente, però io sono qui per fare finalmente giustizia. Ti allego un poster 4X3 della mia prossima vittima, così puoi facilmente capire chi ho intenzione di uccidere servendomi di un braccialetto avvelenato e puoi arrestarmi per tempo“. Purtroppo Romina ci mette un po’ troppo per srotolare il poster, prendere una scala, trovare una parete di una stanza libera, cercare delle puntine da disegno, limarsi le unghie, mangiarsi un panino con la mortadella, ascoltare sul suo I-Pod tutta la discografia di Barry White, guardare il dvx di Ben Hur in lingua originale e finalmente decidersi ad attaccare il poster al muro per studiarlo da tutte le angolazioni possibili e poter finalmente capire chi sia la vittima designata di Unabomber. Ma quando Romina si rende conto che la gigantografia che sta guardando da mezza giornata è quella della collega ex-ballerina di “please don’t go”, ormai è troppo tardi

Nicole, infatti, ignora il suo destino e si avvia, con riprese al rallentatore (come se la serie non fosse già noiosamente interminabile di suo), all’uscita di scena. Lei ha già la testa proiettata sull’altare e vede le scene del suo matrimonio: non immagina neppure che il bellissimo bracciale trovato bordofontana non è il regalo del suo amato Lorenzo Flaherty, bensì un bijoux avvelenato realizzato dal bombarolo del Nordest. Nicole lo indossa sognante, e, immediatamente, chissà per quale misteriosa alchimia, le viene un giramento di testa. Cade nella fontana e annega in quattro centimetri di acqua limacciosa mostrando chiari sintomi di tubercolosi. Dagli sceneggiatori di Ris, l’ingegner Elvo Zornitta (o chi per lui) avrebbe di che imparare.

P.S.:Ah, per la cronaca: Ugo Dighero era molto meglio quando faceva il “Pupazzo Gnappo” a Mai dire Gol.

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Codice Rosso

Canale 5 ha proposto questa sera una nuova fiction, Codice Rosso, ed è già un rosso molto sbiadito. A soli venti minuti dall’inizio aveva fatto la sua comparsa per ben tre volte Cesara Buonamici, interpretando il ruolo di se stessa in altrettante fasulle edizioni straordinarie del TG5 dedicate alle mirabolanti imprese dei pompieri protagonisti. Lo squallore prosegue con Alessandro Gassman, unico superstite nell’incendio di un ospedale, dove, quattro colleghi sfigati periscono. Se nelle fiction italiane non muore qualcuno nella prima mezz’ora, probabilmente non si rispetta quel minimo sindacale di “senso di colpa” che servirà da alibi al protagonista per fare l’eroe nelle puntate successive.

Intanto, con un salto da dieci piani di morbidezza, entra in scena la pompiera Ilaria Spada. Nessuno crede che dentro a quell’uniforme da vigile del fuoco ci sia una donna, e lei per fugare ogni dubbio fa ciò che sa far meglio: mostra le bocce. Rientrata in casa, la pompiera Spada litiga col fidanzato, che non è contento della nuova occupazione della sua ragazza. Lei gli mostra le bocce, ma lui capisce che è solo un vile tranello per metterlo a tacere, e la lascia.

Pietro Taricone, dopo anni e anni di Actors Studio, può finalmente traslocare dalla Casa alla Caserma, dove è libero di interpretare un ruolo che nessuno avrebbe mai pensato di affidargli: quello dello sciupafemmine ribelle dallo spiccato accento campano. Ilaria Spada mostra le bocce anche a lui. E ci va pure a letto, tanto per non farsi macar nulla.

Ore 22.45: è il momento del quarto cameo della Cesara Nazionale, che annuncia il rapimento di un bambino. Poco dopo, Gassman, ancora traumatizzato dall’incendio di un’ora prima, e, soprattutto, dalle bocce della pompiera Spada, entra nell’appartamento dove una vecchia citrulla aveva dimenticato aperto il gas, e ne salva provvidenzialmente il nipote. A questo punto devo essere stato distratto dalle bocce della pompiera Spada, perchè non ho ben collegato come, da qui, la squadra A15 arrivi a spegnere il rogo scoppiato in un cascinale dentro al quale era segregato, fatalità, il bambino rapito di cui parlava Cesara poco prima. Fatto sta che Gassman, con movenze degne dell’ Uomo Ragno, salva anche lui. Gli altri pompieri non si scompongono di fronte all’eroismo del loro caposquadra, e continuano a tenere in mano i propri idranti, mentre la Spada mostra nuovamente le bocce.

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